Qualche giorno fa parlavo con un ex collega che mi raccontava della sua amarezza nei confronti di una decisione aziendale che aveva privilegiato la continuità e la “fedeltà” rispetto ai risultati.
Riflettendo sul suo racconto sono arrivato alla conclusione che all’interno di una azienda si possono individuare due tipi di atteggiamento, quelli conservativi e quelli evolutivi. E’ chiaramente una schematizzazione, ma credo che possa essere utile provare a “leggere” i comportamenti delle persone in questo modo.
I conservativi di solito sono la maggior parte delle persone e sono caratterizzati dal fatto che accettano lo stato di fatto a livello di regole, procedure, decisioni. Per inciso, chi si lamenta dello stato di fatto e non fa niente per cambiarlo appartiene comunque alla categoria dei conservativi. Uno degli indicatori che uso per riconoscere le persone con questo atteggiamento è come rispondono alle critiche (fondate) di decisioni aziendali non condivisibili. Di solito ti rispondono “Hai ragione, ma le procedure sono queste”, “Hai ragione, ma cerca di capire che era difficile fare diversamente”, etc, etc. La mia riflessione è “se ho ragione e sei d’accordo con quello che ti dico allora perchè devo accettare questa cosa?”. Le persone con atteggiamento conservativo sono quelle che si adeguano nei fatti alle decisioni anche se non le condividono e non investono del tempo per cambiarle. Un profilo tipico è quello della persona che è “nata e vissuta” lavorativamente in quell’azienda (a volte subito dopo il diploma) e che non ha avuto diverse esperienze lavorative. Queste persone sono entrate in simbiosi con l’azienda, sono state “adottate” e quindi “obbediscono ai loro genitori”. Ci tengo a precisare che non sto criticando tale atteggiamento, lo sto solo descrivendo. Le persone conservatrici sono fondamentali per una azienda in quanto ricevono gli obiettivi di chi sta al vertice e si impegnano con “anima e corpo” per raggiungerli; essi di fatto rappresentano una garanzia di stabilità per l’azienda.
La seconda categoria invece è decisamente più rara e si caratterizza con una autonomia decisionale notevole unita ad un atteggiamento critico, ma anche costruttivo. Sono quelle persone che criticano una decisione se ritengono di avere una soluzione migliore o sono disposte a non rispettare le direttive se credono che il loro modo di fare li porterà ad un risultato (aziendale) maggiore. Di solito vengono classificate come quelle che raggiungono i risultati ma fanno di testa loro (fare di testa propria e non portare nessun risultato aziendale è all’opposto dell’atteggiamento evolutivo). Le persone con questo atteggiamento sono guardate con un po’ di diffidenza in quanto sono capaci di rispondere con un no.
Le persone conservative si aspettano il manuale delle procedure, quelle evolutive vogliono scriverlo.
Come ha scritto Seth Godin qui le persone “conservative” hanno rinunciato a un pezzo di sè per diventare una parte del tutto, le persone evolutive vogliono portare un pezzo di sè all’interno dell’azienda.
Io credo che che in tempi “normali” dove tutto va bene le persone conservative siano quelle che consentano alle aziende di procedere senza patemi d’animo, ma in tempi difficili sono le persone evolutive che consentono ad una azienda di sopravvivere in quanto non sono spaventate dal cambiamento, anzi. Se individuate e gestite le persone evolutive consentono ad una azienda di cambiare sempre e di essere sempre capace di fronteggiare i cambiamenti esterni; il “problema” è che gestire di persone di questo tipo che pungolano continuamente o quasi è più faticoso.
Chiudo il post rilevando una contraddizione: spesso le persone/aziende conservative citano la Apple e Steve Jobs, un’azienda e una persona che sono andate oltre l’evoluzione e che sono caratterizzate dalla “rivoluzione” dello status quo.