Cambiare lavoro (7 di n): dopo le dimissioni

Con questo articolo vorrei trattare un tema poco discusso, ma molto importante; ovvero gestire il periodo post dimissioni. E’ il periodo in cui siamo già sicuri che andremo a lavorare da un’altra parte, un periodo sostanzialmente di attesa.

Il mio consiglio è di dare il massimo e di provare a lasciare un ottimo ricordo di sè. Lo consiglio in tutti i casi anche in quelli in cui il rapporto lavorativo è molto teso.

Qualcuno si potrebbe chiedere perchè?

Per una serie di motivi: innanzitutto è un periodo limitato e sappiamo precisamente quando finisce, poi perchè essendo già proiettati verso “nuovi lidi” e quindi i problemi sono meno pesanti ed infine perchè molte persone si ricorderanno di noi specialmente per le ultime cose che abbiamo fatto.

Scrivo questo perchè ho vissuto in prima persona un atteggiamento esattamente opposto; una persona che stimavo ha deciso di cambiare lavoro a causa di attriti interni. Fin qui niente di male, capita di non essere compatibili, ognuno decide se cambiare atteggiamento o cambiare lavoro. Il problema è che nel periodo dopo le dimissioni questa persona ha lasciato una serie di strascichi decisamente negativi. Giusto per rendere l’idea non ha fornito i sorgenti dei prodotti che seguiva lasciando sui vari sistemi di gestione del codice delle copie vecchie.  E mi ha pure detto (e scritto) “te ne lascio anche due copie masterizzate su CD”.

Risultato netto ottenuto? altri colleghi che sono impazziti per recuperare la situazione e un ricordo decisamente non all’altezza di quello che avevo solo qualche mese prima.  Un atteggiamento scorretto verso l’azienda è automaticamente diventato un atteggiamento scorretto verso delle persone.

Anche escludendo a priori che possa tornare  a lavorare nell’azienda che ha lasciato così malamente, questa persona ha creato un danno a sè stessa in quanto diverse persone si ricorderanno di questo fatto e se la reincontreranno avranno dei rapporti di lavoro per forza di cose diversi (personalmente preferirei evitarli del tutto).

Ne vale al pena? Non credo.

Anche se pensiamo di avere ragione al 100% e che siamo stati trattati non male, ma peggio, comportarsi nello stesso modo o vendicarsi non risolve il problema, anzi è solo un modo per farsi del male da soli. Quindi qualunque sia stato il motivo della “separazione” è comunque meglio finire “in bellezza” dimostrando che siamo dei professionisti e non dei bambini.

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5 risposte a “Cambiare lavoro (7 di n): dopo le dimissioni

  1. Ciao Giovanni,
    parto dicendo che rispetto il tuo pensiero ma non lo condivido, per niente.

    Sinceramente non credo che se “ricevi delle bastonate” devi sorridere o consentire a chi ti ha bastonato di farlo fino alla fine.

    Coloro che considerano solo l’ultimo periodo, lo fanno solo perchè non conoscono la persona o ancora peggio perchè ricevono informazioni distorte da persone poco serie. Le persone che hanno lavorato inisieme a chi decide di andarsene non considerano, come dici tu, solo l’ultimo periodo.

    Il buon ricordo andrebbe “lasciato” da entrambe le parti, è troppo facile “accusare” le persone che se ne vanno senza fare un’analisi del perchè se ne vanno, è troppo facile……ma..so che questo non lo puoi fare..perchè? perchè lavori ancora in quell’azienda…

    • ciao,
      quello che volevo dire e che forse ho espresso male è che ricevere dell bastonate può capitare, ma non è un motivo valido per darle indietro in modo non corretto. Non volevo nemmeno dire che bisogna sorridere quando si viene “mazzulati”, ma semplicemente che è proprio nei momenti difficili che viene fuori la differenza fra chi gestisce una situazione in maniera professionale e chi no. Essere professionale può anche voler dire essere duri, ma sempre in maniera corretta.
      Non volevo nemmeno accusare chi se ne è andato di essersene andato, ritengo che la sua scelta sia stata corretta. Quello che volevo mettere in evidenza è che comportarsi in un certo modo non risolve il problema, ma crea solo altra amarezza.
      Il mio post voleva essere una riflessione sul modo di reagire alle avversità, anche quelle ingiuste, in maniera corretta. Se una azienda si comporta in maniera scorretta è giusto e legittimo difendersi, ma in maniera corretta; esistono tanti mezzi per farlo (per esempio rivolgendosi ad un sindacato).

  2. Ciao Giovanni,
    prendiamo per buono quello che dici ma sentire anche l’altra campana
    sicuramente aiuterebbe a capire meglio la situazione.
    Probabilmente non è questo il caso, spesso però i problemi di gestione
    e di organizzazione post-licenziamento di qualcuno si tende a scaricarli
    verso coloro che proprio se ne sono andati, perchè comunque non hanno
    più la possibilità di ribattere.

    Come te concordo che bisognerebbe terminare il rapporto di lavoro
    nel modo migliore possibile…ma capisco anche che quando un rapporto
    si logora e ci sono attriti, le regole e il buon senso possono venire meno.

    Concludo dicendo che se una sola persona è riuscita a creare questi problemi, lasciamelo dire, vuol dire che la vostra azienda è organizzata male e gestita peggio (senza offesa).
    Se l’azienda è gestita come si deve, una singola persona non può creare
    problemi di questo tipo.

    Ciao
    Luca

    • ciao,
      vorrei ribadire che il mio non era un attacco ad personam, ma solo un caso di esempio. Non volevo dire che i problemi erano tutti dalla parte di chi se ne è andato, le responsabilità erano sicuramente condivise. Quello su cui dissento in maniera forte è che “quando un rapporto
      si logora e ci sono attriti, le regole e il buon senso possono venire meno”. la mia opinione è esattamente l’opposto; le regole ed il buon senso non dovrebbero mai venire meno. Sulla tua ultima considerazione non posso che concordare, ma a volte o si accettano certe situazioni (una persona sola che conosce tutto di un certo prodotto) come un dato di fatto (con tutti i rischi conseguenti) o non si ha nemmeno la possibilità di cominciare i progetti; il fatto positivo è che quando queste cose accadono ci sono meno resistenze generali per applicare i cambiamenti necessari affinchè tali situazioni non si verifichino di nuovo.

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