Programmatori dentro

Serve davvero fare pressione sui programmatori?

settembre 17, 2009 · 3 commenti

Arriva la fine anno e al solito tutti vogliono tutto e subito. Una conseguenza spiacevole di questa situazione è che i grandi capi chiedono alle loro “prime linee” i risultati e spesso questi essendo meri coordinatori non fanno altro che girare la patata al livello successivo e coì via fino ad arrivare alle persone che producono le quali si trovano a dover far fronte ad un sacco di richieste. In pratica il capo del nostro capo mette sotto stress il nostro capo che mette sotto stress noi (a volte accade anche che il grande capo stressi tutti e tutti stressino voi). Se questo accade è un chiaro segnale che qualcosa non va  e per due motivi:

  1. Ci sono livelli che non fanno alcun tipo filtro (verso il basso) e questo significa che potrebbero farsi parte, tanto vale essere stressati direttamente
  2. Queste persone non hanno capito molto di come si possano coordinare delle altre persone (non RISORSE come la rma del computer, MA ESSERI PENSANTI) per ottenere dei risultati (il che rafforza la conclusione del punto precedente ovvero dovrebbero farsi da parte)

Il secondo punto è quello più importante e credo che abbia le sue radici nella visione dei rapporti con gli altri.

Immaginate di essere di fronte ad un problema importante che non potete risolvere direttamente, ma dovete per forza delegare ad un altra persona perchè non sapete risolverlo voi. Potrebbe essere qualsiasi cosa (un tubo rotto nel muro, un difetto nell’impianto elettrico, un software da realizzare). La persona incaricata non sembra procedere come da voi previsto e qualcun altro (il nostro capo, il coniuge, la suocera, etc) chiede come vanno le cose e quanto manca alla fine. Se non vi fidate della persona cominciate a chiedere, a dare consigli o a dire di fare in fretta o peggio ancora insinuate che non sa fare il proprio mestiere.

Mettetevi dall’altra parte e pensate di essere chiamati a fare un lavoro, di incontrare delle difficoltà e di avere qualcuno che “stressa”. Non è piacevole e sicuramente siete poco sereni per cui anche il lavoro che fate ne risente, per forza.

Che cosa potrebbe aiutare? Molto semplice: qualcuno che chiedesse “posso aiutare?” e/o che vi dimostrasse la sua fiducia. A parità di lavoro da svolgere il risultato sarebbe sicuramente migliore.

Perchè allora lo stile in voga è quello di mettere pressione? perchè il pensero di fondo è che i sottoposti se non controllati o “pressati” tendono a rilassarsi e rendere di meno. Credo questa assunzione anche vera non porti da nessuna parte perchè:

  1. Se una persona non ha voglia di lavorare troverà sempre il modo di evitare di farlo e ha sicuramente imparato a difendersi dallo stress
  2. Se una persona ha voglia di fare lavora meglio se motivata e se sente un clima di fiducia intorno a sè

Chi ha figli che vanno all’asilo (specialmente il nido) dovrebbe chiedersi come mai ci sono maestre che non urlano, sorridono sempre e si fanno obbedire “senza sforzo”. Penso che dovremmo prendere esempio da queste persone: in fondo la differenza fra adulti e bambini sta solo nel costo dei giocattoli che desiderano.

Categorie: Pensieri sparsi · organizzazione aziendale · sviluppo software · vita in azienda

3 risposte finora ↓

  • Terenzio Berni // settembre 18, 2009 a 11:19 am | Replica

    Neanche a farlo apposta (evidentemente come da te osservato è il periodo) sono appena rientrato da una riunione sullo stato dell’arte del nostro software e relativa pianificazione delle urgenze.

    Il problema di fondo è dal mio punto di vista legato al fatto che a monte, cioè MESI prima, non vi è stata una pianificazione a lungo termine.
    L’effetto è quasi matematico: i capi si svegliano all’ultimo momento ricordandosi che ci sono scadenze a cui in qualche modo bisogna a questo punto mettere una pezza.

    L’esigenza del tutto e subito non nasce ora ma è nata mesi prima. Purtroppo per l’ultima ruota della catena (la risorsa, eheh) si concretizza come il fulmine a ciel sereno, lo sforzo supplementare richiesto dal momento “improvviso” e difficile e lo stress del “allora? hai finito? quanto ti ci vuole ancora? questo però ci serve, lo devi fare! quando lo fai?”

    Ciao, buon lavoro e buona “tirata di fine anno”.

    Terenzio

    • giovannicuccu // settembre 18, 2009 a 11:30 am | Replica

      secondo me “certi capi” non si svegliano, ma vengono svegliati. Non appena si riprendono fanno pressione per ottenere quello che fino a ieri non sembrava urgente. Le soluzioni ci sono e sono anche abbstanza semplici: basta dividere la parte di stipendio variabile sue due semesti o su tre quadrimestri e quello che non hai fatto un quadrimestre non lo puoi recuperare completamente dopo; si può fare in modo che i primi mesi dell’anno si facciano attività pianificate e progettate negli ultimi tre in modo da non avere mai buchi sostanziali. Insomma basterebbe chiedere a chi le cose le fa veramente, ma forse mi sto aspettando troppo dalla vita.

  • Stefano Paparella // ottobre 14, 2009 a 1:43 pm | Replica

    Credo che “mettere pressione” non aiuti mai una persona a rendere meglio. Intendiamoci bene: segnalare un’urgenza da parte di un “capo” ad un “programmatore” è normale e fa parte della routine quotidiana di chi fa questo mestiere (tanto per il cliente è SEMPRE tutto urgente) ma usare il “mettere pressione” come sistema di controllo e gestione delle persone è solo controproducente.
    Basta poi fare un semplice ragionamento: se mi alzo alla mattina ed esco di casa per andare in un posto di lavoro dove so di essere apprezzato per quello che faccio, dove ho libertà di organizzare il mio lavoro nel rispetto delle scadenze e delle priorità che mi sono assegnate, dove trovo un clima sereno e collaborativo da parte dei miei colleghi, dove ho un responsabile che considera le esigenze del cliente ma sa anche che io (inteso come essere umano) ne ho altre che vanno conciliate con le sue, probabilmente renderò molto di più rispetto ad un contesto all’opposto.
    Infine la prova che “mettere pressione” non serve a nulla l’hai già citata tu: “Se una persona non ha voglia di lavorare troverà sempre il modo di evitare di farlo e ha sicuramente imparato a difendersi dallo stress”.
    Verità sacrosanta.
    Ciao e buon tutto!

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