Questo post riprende uno precedente in cui parlavo della parabola del tecnico ed in cui emergeva come, almeno in Italia, non ci sia spazio reale per i tecnici di lunga e comprovata esperienza (o almeno i posti ci sono, ma sono l’eccezione e non la regola). Durante questi mesi ho avuto l’occasione di selezionare diverse persone che si candidavano per posizioni tecniche. Con mia grande sorpresa, la netta maggioranza indicava la posizione di tecnico come temporanea, ovvero come balzello da pagare per diventare cosa?
Capo progetto o analista (per fortuna nessuno ha detto manager o dirigente
)
Quando ho chiesto perchè ho ottenuto risposte simili che in sostanza convergevano su un aspetto: il desiderio di coordinare (che tradotto nella mia testa significa parlare molto, scrivere poco e sapere ancora meno).
Tali aspettative si sposano con l’opinione di un dirigente che conosco che ha più volte affermato (cito quasi testualmente):
“Se una persona ad una certa età è ancora un tecnico allora è un coglione”
La certa età è stimata intorno ai 40.
Quello che mi verrebbe da dire a queste persone e che dico pubblicamente è :
Se vole fare i project manager o gli analisti fatelo, ma senza “inquinare” le posizioni tecniche dove probabilmente farete solo dei danni in quanto farete un lavoro che non vi appassiona e non adatto a voi. Non sto escludendo una carriera di coordinamento per i tecnici; quando si accumula un buon bagaglio di esperienze è giusto condividerle e far evitare alle persone con meno esperienza i propri errori ed è anche corretto non spendere il proprio tempo in attività senza valore aggiunto.
Se volete fare i manager o dirigenti studiate come tali, pagate un bel MBA, conoscente gente conta e poi trovatevi un lavoro ben pagato, non c’è bisogno di fare la gavetta da tecnico, anzi è controproducente.
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