Oggi ho cominciato la lettura di un nuovo libro e (finalmente) ho avuto la conferma che non sono un pazzo visionario, almeno per quanto riguarda il modo di gestire i tecnici di una azienda IT. Essa afferma che molti manager SBAGLIANDO trattano i tecnici come pezzi di una catena di montaggio, quando un pezzo si rompe basta ordinarne uno uguale. Finalmente dopo 10 anni di lavoro leggo un libro che mette nero su bianco quello che ho sempre pensato, ovvero che il motto
“nessuno è insostituibile”
sia solo una mezza verità; in quanto è vero che l’azienda di una certa dimensione va avanti anche se una persona meritevole se ne va, ma è anche vero (e in questo moento non sto pensando a me stesso) che la “botta” spesso si sente (e nel 1999-2000 di botte ne ho sentite parecchie).
Il libro continua mostrando come i manager spesso agiscano in maniera semplicemente illogica perchè
“Le non soluzioni facili hanno molto più appeal delle soluzioni impegnative”
Molto bello anche il capitolo che spiega come sia sbagliato dare scadenze impossibili o mettere continuamente sotto pressione i tecnici.
Il tutto fa il paio con un paio di situazioni reali (una vissuta in pirma persona ed una no) che confermano ancora di più che non sono io il matto, ma chi crede che lo sviluppo software sia uguale al mondo della produzione industriale (e gestisce le persone come tali).
Mi chiedo come mai ci ho messo tanto a scovare questo libro.
Per chi fosse interessato sto parlando di “Peopleware” di Tom DeMarco – Timothy Lister
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Questo post riprende uno precedente in cui parlavo della parabola del tecnico ed in cui emergeva come, almeno in Italia, non ci sia spazio reale per i tecnici di lunga e comprovata esperienza (o almeno i posti ci sono, ma sono l’eccezione e non la regola). Durante questi mesi ho avuto l’occasione di selezionare diverse persone che si candidavano per posizioni tecniche. Con mia grande sorpresa, la netta maggioranza indicava la posizione di tecnico come temporanea, ovvero come balzello da pagare per diventare cosa?
Capo progetto o analista (per fortuna nessuno ha detto manager o dirigente
)
Quando ho chiesto perchè ho ottenuto risposte simili che in sostanza convergevano su un aspetto: il desiderio di coordinare (che tradotto nella mia testa significa parlare molto, scrivere poco e sapere ancora meno).
Tali aspettative si sposano con l’opinione di un dirigente che conosco che ha più volte affermato (cito quasi testualmente):
“Se una persona ad una certa età è ancora un tecnico allora è un coglione”
La certa età è stimata intorno ai 40.
Quello che mi verrebbe da dire a queste persone e che dico pubblicamente è :
Se vole fare i project manager o gli analisti fatelo, ma senza “inquinare” le posizioni tecniche dove probabilmente farete solo dei danni in quanto farete un lavoro che non vi appassiona e non adatto a voi. Non sto escludendo una carriera di coordinamento per i tecnici; quando si accumula un buon bagaglio di esperienze è giusto condividerle e far evitare alle persone con meno esperienza i propri errori ed è anche corretto non spendere il proprio tempo in attività senza valore aggiunto.
Se volete fare i manager o dirigenti studiate come tali, pagate un bel MBA, conoscente gente conta e poi trovatevi un lavoro ben pagato, non c’è bisogno di fare la gavetta da tecnico, anzi è controproducente.
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